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Plastic Days

Inizio evento 21.02.2015 | Fine evento 21.06.2015


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Plastic Days

La mostra Plastic Days, a cura di Cecilia Cecchini e Marco Petroni, nasce dall’analisi e dalla selezione di circa 600 oggetti della collezione della Fondazione Plart, Plastiche e Arte di Maria Pia Incutti-Paliotto, e si compone come un originale racconto della grande e molteplice famiglia dei materiali plastici. 
 
 
Una testimonianza che racconta le trasformazioni degli ultimi centocinquanta anni di storia e che svela l’anima profonda della modernità e delle mutazioni che hanno segnato il paesaggio domestico e culturale in cui siamo immersi. 
 
 
 
La plastica diviene la lente d’ingrandimento puntata sulle dinamiche sociali ed economiche del nostro tempo. Gli oggetti in mostra rappresentano un’articolata selezione di artefatti assai rari provenienti da tutte le parti del mondo: prime serie di produzione, pezzi di grande tiratura di famosi designer o di design anonimo. 
Una scelta non finalizzata a proporre una puntuale ricostruzione della storia delle plastiche, ma a realizzare una mostra capacedi disegnare un particolare percorso di lettura del nostro tempo, rivisitato attraverso un approccio multidisciplinare tra design, arte e costume.
 
 
Uno sguardo ampio, testimoniato anche dagli interventi in catalogo di Alba Cappellieri, Laura Cherubini, Stefano Catucci, Gianluigi Ricuperati, Thea van Oosten e Anna Laganà.
Completano il percorso espositivo le interviste ad: Andrea Branzi, Donato D’Urbino, Paolo Lomazzi, Alessandro Mendini, Maurizio Montalti/Officina orpuscoli, Andrea Trimarchi e Simone Farresin/ Studio Formafantasma, Gaetano Pesce e Maria Pia Incutti, collezionista e presidente della Fondazione Plart.
 
 
 
 
La mostra è organizzata per macro-aree tematiche che attraversano la storia delle plastiche: dalle pre-sintetiche, realizzate nell’Ottocento e caratterizzate da un sapore quasi alchemico, a quelle più contemporanee segnate dall’aspirazione di svincolarsi dalla dipendenza dal petrolio, passando per le plastiche del Made in Italy, il Moplen, i giocattoli, le icone del design internazionale e gli oggetti della quotidianità domestica un tempo posseduti dalla maggior parte delle famiglie.
 
 
La sezione Plastiche pre-sintetiche: tra imitazione e nuova identità apre lo sguardo sulle prime plastiche nate dalla metà dell’Ottocento e frutto d’ingegnose combinazioni. Sono in mostra oggetti rari e preziosi di eccezionale bellezza realizzati in bois durci, galatite, nitrato di cellulosa. Bakelite: la prima plastica sintetica è l’ampia sezione dedicata alla resina a base di fenolo-formaldeide ottenuta nel 1907 dal chimico belga Leo Baekland, un materiale leggero, isolante e resistente alle alte temperature. Tali caratteristiche la resero perfetta per la realizzazione di apparecchi elettrici, piccoli elettrodomestici, altoparlanti, radio e non solo. In questa sezione della mostra sono presentate anche scatole, lampade, bilance, bottiglie, stiracravatte, orologi, tutti oggetti realizzati con le resine fenoliche e ureiche. 
 
 
Nella sezione dedicata a L’innovazione del Made in Italy: dal Moplen al periodo d’oro del design sono mostrati oggetti realizzati con diversi tipi di plastiche tra gli anni Cinquanta e Settanta, che testimoniano come questi materiali abbiano consentito al design Made in Italy di realizzare oggetti di grande funzionalità, che hanno arredato la maggior parte delle case italiane e di cui non si conosce la paternità, così come insuperate icone presenti nel nostro immaginario. 
 
 
Tra queste, alcuni pezzi prodotti da Gufram, storica azienda torinese che,utilizzando soprattutto il poliuretano espanso, avviò la produzione di sedute e componenti d’arredo dall’estetica rivoluzionaria, che strizzavano l’occhio alla Pop Art attraverso l’utilizzo di codici espressivi quali il fuori scala, i colori accesi e sintetici. In mostra sono esposti anche alcuni pezzi che fanno parte di prime serie entrate poi in produzione. Un’ampia campionatura di strumenti di diffusione e riproduzione sonora dà vita − nella sezione I suoni della plastica − a una sequenza di suoni prodotti dalle prime radio, dai mangiadischi, da primordiali amplificatori e da alcuni strumenti musicali che creano un inevitabile effetto “amarcord”.
 
 
Il volto prezioso e raro di questi materiali è svelato grazie all’esposizione di pettini, scatole portacipria, bocchini per sigarette, spille, gioielli e ventagli nella sezione Vanità in plastica al fine di destare stupore e incredulità nei visitatori che, grazie all’esposizione di questi oggetti storici dalle raffinate fattezze, possono meravigliarsi di fronte a un pregiato mondo fatto di lacche, ori, avori, smalti, pietre preziose e cristalli, tutti materiali realizzati con le plastiche. La loro pregevolezza è mostrata anche grazie all’esposizione di oggetti contemporanei, realizzati usando le più avanzate tecniche di produzione a cavallo tra artigianato e industria, come nel caso dei prototipi di pettini di Andrea Branzi, o impiegando plastiche di riciclo, come nel caso dei gioielli di Wanda Romano. Nella sezione Plastic Play è mostrato come i polimeri siano stati largamente utilizzati anche per realizzare i più diversi giocattoli, una selezione dei quali è presentata in mostra. 
 
 
La mostra si conclude con la sezione Alchimie contemporanee definita da due progetti realizzati per la Fondazione Plart rispettivamente da Studio Formafantasma e Maurizio Montalti/Officina Corpuscoli, che indagano sul possibile futuro di questi materiali in un’ottica più sostenibile e svincolata dal petrolio.

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